L'ITALIA NON E' UN PAESE NORMALE - POLITICI SCOSTUMATI HANNO RESO QUESTO PAESE INCIVILE - ITALIANI SCOSTUMATI INSISTONO A VOTARE POLITICI PARECCHIO SCOSTUMATI - DIVENTEREMO MAI UN PAESE CIVILE? SONO UNA CO CO PRO CON MOLTI DOVERI MA NESSUN DIRITTO

Eccomi

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il mio nome è linda il blog raccoglie una serie di articoli a mio parere interessanti + qualche mia considerazione personale.

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sabato, 04 luglio 2009
DAL BLOG DI LORETTA NAPOLEONI

La Cina e il soprasso degli Stati Uniti


 

L’OCSE ha pubblicato la scorsa settimana i dati economici relativi ai 30 paesi membri.

Si parla di una crescita mondiale negativa che tra il 2009 e il 2010 brucerà il 3% della ricchezza mondiale, costringendoci a tornare ai livelli del 2005.
A patire maggiormente sono i paesi ricchi, che arrancano nella ripresa. Tra le righe emerge una critica nei confronti di paesi come gli Stati Uniti che continuano ad avere un atteggiamento eccessivamente ottimista rispetto alla ripresa. Meglio l’attitudine ‘pessimista’ dell’Irlanda, Regno Unito e paesi scandinavi, che invece hanno ristrutturato l’economia su previsioni di crescita negativa pluriennale.

Chi invece, a detta dell’OCSE, sta già uscendo dal tunnel della recessione sono le economie emergenti. In testa c’è la Cina, che nel 2009 crescerà del 7.7%: una performance economica che continua a sbalordire economisti e analisti. E l’OCSE conferma la fondatezza dei timori di molti occidentali: la terza economia mondiale alla fine di questa recessione rimpiazzerà la prima, quella statunitense.

I dati dell’OCSE riaccendono quindi il dibattito sul decoupling, la possibilità che la crescita Cinese e quella dei paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) riprenda nel 2010 a ritmo forzato mentre la domanda mondiale potrebbe rimanere statica o addirittura continuare a contrarsi. La locomotiva del ‘sorpasso’ di queste nazioni è naturalmente la Cina che manterrebbe intatta l’attività commerciale con il sud del mondo. Mentre l’occidente scivola nel protezionismo, in sintesi, l’oriente fa il contrario.

Il programma di stimoli economici varato dal governo Cinese sostiene anche i partner commerciali: è la versione cinese del vecchio New Deal americano. La spesa pubblica, che nei primi quattro mesi dell’anno è salita del 30,5% rispetto al 2008, ha supplito alla caduta della domanda estera.  L’investimento statale sostiene l’industria di stato, quella di assemblaggio e quella legata alle esigenze del mercato locale, come e’ stato preannunciato nell’ultimo piano quinquennale. La crisi ne ha solo accelerato i tempi di attuazione.

Il tallone d’Achille del modello economico cinese è l’occupazione, fonte di preoccupazione costante per i cinesi. Anche sul numero dei disoccupati ci si muove per stime che oscillano tra i 20 ed i 25 milioni. Si tratta però di lavoratori migranti che - se non riassorbiti nei villaggi rurali di provenienza - sono impiegati nei lavori pubblici più disparati. A Shanghai se ne vedono diversi ridipingere le facciate dei palazzi appesi ai tetti con delle corde. 

Anche in occidente il problema grosso è la disoccupazione che già oscilla tra 10 e 11%. Il presidente dell’OCSE ha incitato i governi a fare di più per i lavoratori e meno per le banche ma l’ostacolo è la scarsa flessibilità della forza lavoro. L’idea di attaccare con delle corde gli esuberi bancari ai palazzi delle nostre città e dargli un secchio di vernice è allettante ma, ahimè, poco fattibile.

 
Loretta Napoleoni
[articolo tratto da il caffè]

Postato da: vogliopartire a 08:21 | link | commenti
economia e finanza, disoccupazione

E' GIA' TORNATO

HA passato dieci anni a raccontarci che sarebbe andatO IN AFRICA, CHE PER LUI LA POLITICA ERA SOLO UN INCIDENTE DI PERCORSO, CHE LASCIAVA BLA-BLA ED INVECE NIENTE - L'ODIO PER D'ALEMA è DEVASTANTE (PERCHé, UNA VOLTA PER TUTTE, NON SI SFIDANO A DUELLO?)

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Luca Telese per "Il Giornale"
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo

WALTER VELTRONI - copyright Pizzi

Forse non bisognerebbe tornare troppo presto, forse è questo. Di sicuro non si dovrebbe tornare troppo presto - mai - dopo essersene andati troppo tardi. Guardi Walter Veltroni sul palcoscenico del Cinema Capranica, proprio a un passo da Montecitorio, e provi a capire cosa ci sia che non va, in questa sala gremita, quale sia la cifra che non torna in questa assemblea di amarcord precoce e di speranze che si declinano retroattivamente nel passato prossimo, tra rimpianti, sospiri e tante lacrime di coccodrillo.

Guardi Walter e il suo pubblico, il suo mondo che è accorso ad ascoltarlo, il fido Walter Verini che fa avanti e indietro, molto fico in maniche di camicia, guardi i veltro-pretoriani come il regista Ettore Scola, come il prefetto Achille Serra, come Raffaele Ranucci, solidamente imbullonato in prima fila, i veltroniani infedeli come Goffredo Bettini, che distilla interviste crepuscolari a Il Foglio e che canta il suo amore deluso per una mancata euro-candidatura nemmeno fosse un'amante tradita, e che ora fa vibrare nervosamente le gambe, sprofondato, con tutta la sua mole, in una poltroncina striminzita. Alzi la testa, leggi lo striscione in galleria: «Bentornato Walter!».

WALTER VELTRONI - copyright Pizzi

Lo leggi e senti che suscita negli astanti qualcosa di agrodolce, un sentimento involontariamente comico. Lo slogan pare far rima con il più celebre «Togliatti è tornato!»: solo che quella per il migliore del 1948 era una vera festa di popolo, il segretario del Pci era scampato alla rivoltella di Antonio Pallante per miracolo. Mentre Veltroni se n'è andato pochi mesi fa dopo aver perso le regionali sarde, e nessuno è ancora riuscito a trasfigurare quel discorso di congedo in un evento mitico.

Lo guardi sul palco, Walter, con il viso più asciutto, tonico, e il senso del dramma o della risurrezione non riesci ad avvertirlo nemmeno sforzandoti. Sembra che sia stato in vacanza. Forse non bisognerebbe tornare mai, prima di essere stati dimenticati davvero.

Il convegno si apre: sul podio scorre l'almanacco delle dichiarazioni dei supporter, inizi a capire qualcos'altro. Alla convention di Pierluigi Bersani c'era un frammento di popolo di sinistra, c'era ancora - anche se visibilmente rarefatto - uno spezzone della grande diaspora che da venti anni si protrae fra teatri, convegni e congressi. Qui da «Walter», questa sera, c'è una platea che è tutta di ceto politico. Sia chiaro, non c'è nemmeno un francobollo di spazio libero: ma i convitati di Walter sono una compagnia a invito, classe dirigente, un'adunata da salottino Freccia alata, più che una mozione politica.

WALTER VELTRONI - copyright Pizzi

E infatti c'è Umberto Pizzi - l'occhio di Dagospia - che viene conteso di qua e di là, fra cenni sorrisi e inviti, come un capo di Stato. Questo è anche un Cafonal veltroniano. Ai piedi del palco, silenziose e attente, ci sono le veltroncine, Martina e Vittoria. Anche loro di solito si mobilitano per gli eventi, ma stasera, malgrado loro, l'aria dell'evento non c'è, Gianni Cuperlo è appoggiato a uno stipite, c'è Zoro, il blogger, con la sua telecamerina: ma poi la corrente salta durante l'intervento di Sergio Chiamparino, e il filo del climax si interrompe, la sala si sbraca.

Arriva Dario Franceschini, in maniche di camicia: sparsi per la sala ci sono i suoi uomini, come Francesco Saverio Garofani e Alberto Lo Sacco. Ci sono osservatori come Roberto Giachetti uno dei più popolari deputati del Pd (quello che digiunò per le primarie) che dice: «Devo ancora decidere con chi stare». E poi c'è Francesca Barracciu, l'ex segretaria regionale della Sardegna, bella, appassionata, e - sperando che l'interessata non trovi la sintesi brutale - incazzata assai.

La Barracciu, reduce da una formidabile performance elettorale (oltre centomila voti, anche se il seggio non è scattato), è l'unica che dice pane al pane e vino al vino. Se la prende visibilmente con Bersani: «Non voglio preoccuparmi dei 150 anni di storia che abbiamo alle spalle, ma dei 20 o 30 che ci attendono».

WALTER VELTRONI - copyright Pizzi

E subito dopo: «In Sardegna sono già iniziati i primi congressi, e sono già tornanti i signori delle tessere!». Ecco, nemmeno lei li nomina, ma ce l'ha con il suo ex avversario, Antonello Cabras, con Bersani, che aveva parlato il giorno prima dei 150 anni, e - ovviamente - con i dalemiani: «Quelli che si sono dati da fare per combattere il nuovo». Ecco, senti questo intervento, il vero picco emotivo della serata, e capisci perché il nostos, l'ennesimo ritorno veltroniano da un addìo che non è stato un addìo, non può funzionare. In primo luogo perché è un ritorno precoce. Ma poi anche perché è un ritorno ambiguo.

VEDUTA DELLA PLATEA - copyright Pizzi

Veltroni torna per combattere D'Alema, ma ancora una volta, breznevianamente, non lo cita mai. Veltroni torna ancora una volta, magnificando la propria sconfitta delle politiche: «Abbiamo recuperato milioni di voti passando dal 22% al 33%!». E, di nuovo, si dovrebbe ricordargli che il 22% il Pd non lo aveva preso mai. C'è in sala un oppositore che urla, il giovane e infaticabile Carlomagno: «Waaalteeer! Ricordati di Amendola!». E subito dopo: «Waaalteeer!!! E dillo che il nostro premier si deve dimettere!». Veltroni interrompe il suo discorso - sorridente e infastidito - per rispondergli.

Guardi Veltroni e pensi che non si dovrebbe mai tornare, prima che la nostalgia abbia creato le condizioni dell'emozione, che non si dovrebbe mai tornare, se non si ha da dire qualcosa di nuovo. Noi qualcosa di lui lo sappiamo: Veltroni sta correggendo le bozze di un romanzo parabiografico che si intitola Noi, e ha sfruttato il suo (auto) esilio come un semestre sabbatico. Walter dice che non bisogna parlare in politichese, e poi impiega mezz'ora a parlare del concetto di «vocazione maggioritaria».

E, ancora una volta in polemica con Bersani e D'Alema (ma naturalmente senza nominarli) precisa che la «vocazione maggioritaria», significa essere indipendenti, sia chiaro, ma anche essere alleati. Forse mi sbaglio. Forse esagero. O forse, più semplicemente, non si dovrebbe ritornare prima di essere andati in Africa, dopo aver passato dieci anni a raccontarci che si sarebbe andati lì.

 

 
[03-07-2009]


ROBERTA PINOTTI ANNA PAOLA CONCIA - copyright PizziWALTER VELTRONI - copyright PizziSPETTATORE ATTENTO - copyright PizziSU-DARIO SODDISFATTO - copyright PizziSILVIO SIRCANA - copyright PizziDARIO FRANCESCHINI - copyright PizziPIERLUIGI BERSANI IN PIAZZA - copyright PizziOCCHIO ! - copyright PizziPIERO FASSINO - copyright PizziLUIGI COLDAGELLI & FRIEND - copyright PizziLUIGI ANGELETTI - copyright PizziLUCA TELESE CURZIO MALTESE - copyright PizziLE SCARPETTE DI PAOLA BORRACCI - copyright PizziLE SCARPETTE DELLA CONCIA E DELLA MELANDRI - copyright PizziLE ONOREVOLI ATTENTE - copyright PizziMARIA PIA GARAVAGLIA - copyright PizziLE BABUCCE DELLA SEERACCHIANI - copyright PizziLE BABUCCE DELLA PINOTTI - copyright PizziLA FAMIGLIA DI WALTER VELTRONI - copyright PizziGRUPPO PD ROMANO - copyright PizziGOFFREDO BETTINI - copyright PizziGOFFREDO BETTINI - copyright PizziGIOVANNA MELANDRI - copyright PizziGIOVANNA MELANDRI - copyright PizziFLAVIA VELTRONI E FIGLIA - copyright PizziFEDEROCP GEREMICCA AL AKBAR - copyright PizziETTORE SCOLA - copyright PizziERMETE REALACCI - copyright PizziDEBORA SERRACCHIANI - copyright PizziDEBORA SERRACCHIANI - copyright PizziDEBORA SERRACCHIANI - copyright PizziDEBORA SERRACCHIANI - copyright PizziDEBORA SERRACCHIANI - copyright PizziDEBORA SERRACCHIANI - copyright PizziDAVIDE SASSOLI - copyright PizziCURZIO MALTESE - copyright PizziCHAT - copyright PizziBALCONATA FANTASTICA DI MARIA TERESA MELI - copyright Pizzi - copyright Pizzi - copyright PizziRAFFAELE BONANNI DARIO FRANCESCHINI - copyright PizziRAFFAELE BONANNI DARIO FRANCESCHINI - copyright PizziRAFFAELE BONANNI - copyright PizziRANA RANUCCI - copyright PizziROBERTA PINOTTI - copyright PizziSERGIO CHIAMPARINO - copyright PizziSU-DARIO FRANCESCHINI - copyright Pizzi

Postato da: vogliopartire a 07:44 | link | commenti
dagospia

I PRODOTTI MILITARI NON CONOSCONO CRISI

UN FONDO LIBICO ENTRA IN FINMECCANICA CON QUOTA SOTTO IL 10% (CIRCA 600 MLN €) - DI PIÙ. LA TRATTATIVA PREVEDE L'APERTURA DI UNA FABBRICA FINMECCANICA IN LIBIA - L'OPERAZIONE È CLAMOROSA: IL GRUPPO OPERA IN UN PERIMETRO DI TECNOLOGIE AVANZATE, CHE VANNO DAGLI ELICOTTERI AI TRASPORTI, AI PRODOTTI MILITARI DI SICUREZZA - MA STATI UNITI, NATO, UE, SONO STATI MESSI AL CORRENTE DELL’INGRESSO DI GHEDDAFI? -

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DAGO-REPORT
Con queste parole il Colonnello Gheddafi ha concluso a metà giugno la sua visita in Italia dove Berlusconi lo ha accolto come "un cliente originale" ricevendo dal leader di Tripoli grandi apprezzamenti per il coraggio e le scuse sulle pagine buie del colonialismo.

Gheddafi

Sotto la tenda beduina di Villa Pamphili sono stati numerosi i manager e gli imprenditori che hanno cercato di capire se dentro l'era nuova ci fosse spazio per nuovi business con il governo di Tripoli che opera attraverso il braccio finanziario del Fondo sovrano Libyan Arab Foreign Investment.

GHEDDAFI TRA LE DONNE

E quando il Colonnello si è presentato nell'Auditorium di Confindustria il 13 giugno è stato accolto con inchini da Profumo, Conti, Moretti, Bombassei e Luisa Todini che Gheddafi ha lasciato di sasso quando le ha chiesto se era un uomo.

Durante la visita in Italia non ci sono stati annunci clamorosi e chi si aspettava che ad esempio il Fondo sovrano partecipasse all'aumento di capitale di Enel oppure ad altre operazioni è rimasto a bocca asciutta. Da quando ha cominciato a operare in Italia il braccio finanziario della Libia ha acquisito partecipazioni significative in Fiat dove detiene il 2%, Unicredit con il 4,9 e il Gruppo Eni di cui possiede l'1%. Con Paoletto Scaroni i libici hanno firmato un accordo per un investimento di circa 150 milioni di dollari nel settore dell'energia.

Berlusca e Gheddafi

Le ditte italiane che da tempo operano nel Paese di Gheddafi e occupano la prima fila sono tra le altre la Sirti (per la messa in opera di 7.000 km di cavi di fibre ottiche), Impregilo e la AgustaWestland di Finmeccanica che ha ottenuto il contratto per la fornitura di 10 elicotteri che si aggiungono alla commessa per un programma da 3 milioni di euro ad Alenia Aermacchi.

DONNE E GHEDDAFI

Ed è proprio sul Gruppo Finmeccanica, guidato da Pierfrancesco Guarguaglini, che si erano puntati gli occhi degli analisti convinti che Gheddafi e il suo Fondo avrebbero messo un piede per una partecipazione azionaria. D'altra parte è stato lo stesso Guarguaglini a spiegare pochi giorni dopo al Salone internazionale dell'aeronautica di Le Bourget che Finmeccanica puntava alla Turchia e alla Libia per allargare il suo mercato.

Nella sua infinita miseria Dagospia ha raccolto nelle ultime ore una notizia che da sola farebbe giustizia della delusione emersa dopo il viaggio di Gheddafi a Roma. Sembra infatti che siano in corso trattative molto avanzate con il Gruppo Finmeccanica dove il fondo sovrano che dispone di 200 miliardi avrebbe intenzione di acquisire una quota azionaria di notevole dimensione.

pierfrancesco Guarguaglini Botta di Sonno - Copyright Pizzi

A questo proposito dagli uffici di via Monte Grappa dove ha sede il quartier generale di Guarguaglini non trapelano indiscrezioni, ma sembra che si stia trattando l'acquisizione di una quota di Finmeccanica intorno al 10% (non oltre) con un investimento dei libici nell'ordine di circa 600 milioni di euro. Non è finita. L'investimento prevede anche la costituzione di una azienda Finmeccanica in Libia.

La notizia è clamorosa e carica di significati industriali e politici. Dal punto di vista industriale l'ingresso dei libici nella società di Guarguaglini ha il significato di un intervento lungimirante perché il Gruppo opera in un perimetro industriale di tecnologie avanzate che vanno dagli elicotteri allo spazio fino ai trasporti, e soprattutto all'elettronica e alla difesa e sicurezza. Questo settore è strategico e nel primo trimestre di quest'anno i ricavi hanno avuto un incremento del 111% rispetto a quelli dell'anno scorso.

Guarguaglini

A conferma dell'interesse di Tripoli per i sistemi di difesa basta leggere l'"Espresso" in edicola dove si apprende che lo shopping bellico di Gheddafi ha portato in questi giorni a una commessa di piccoli aerei spia che si chiamano Falco e vengono utilizzati per controllare le carovane dei migranti (box a seguire).

Ma questa è una piccola cosa rispetto alle prospettive che si aprono con una partecipazione di Tripoli dentro l'azienda che ha vinto la commessa per gli elicotteri della Casa Bianca e che nella produzione di armi e di sistemi sofisticati ha uno dei suoi asset fondamentali.

Qui si tocca il versante politico della nuova alleanza societaria che potrebbe essere annunciata addirittura lunedì prossimo. Non è un mistero infatti che i governi della Nato e in primo luogo quello americano, stiano seguendo le mosse del Colonnello con grande attenzione. Dopo l'attentato di Lockerbie dell'88 quando 270 persone morirono c'è stata una lenta ricucitura dei rapporti tra la Libia e gli Stati Uniti. Il dialogo diplomatico è iniziato sotto la tenda di Gheddafi nell'aprile del '91 e oggi il Colonnello non è il nemico di un tempo.

OBAMA CROCE

Certo, quando nel settembre 2008 ha dichiarato che "l'Italia non darà basi Nato agli americani in caso di attacco contro la Libia", a Washington sono riemersi i pruriti e i pregiudizi, ma "business is business" e oggi sul bel suol di Tripoli passeggiano in lungo e in largo gli uomini d'affari americani e di tutti i paesi dell'Occidente.

OBAMA E BERLUSCONI ALLA CASA BIANCA

L'intesa tra Finmeccanica e il governo libico potrà far discutere e forse se ne parlerà anche al G8 dell'Aquila perché tocca una materia "sensibile", ma dalla sua Guarguaglini può far valere i forti rapporti sul mercato americano dove il Cavaliere gli ha aperto ai tempi di Bush la strada per la Casa Bianca e dove nel maggio 2008 ha acquisito per 3,4 miliardi di euro DRS Technologies, l'azienda leader nel settore dei servizi e dei prodotti elettronici integrati per la difesa.

Tutti sanno che la commessa per gli elicotteri della Casa Bianca ha avuto una battuta d'arresto forse fatale con l'arrivo di Obama, ma l'alleanza con un colosso come DRS ha rappresentato per Finmeccanica l'ingresso dalla porta principale nel mercato della sicurezza e della difesa statunitensi (un mercato da 700 miliardi di dollari all'anno).

Se le notizie sull'acquisizione della quota da parte dei libici saranno confermate, Guarguaglini dovrà gestire un difficile equilibrio politico e industriale che apre comunque per il suo Gruppo le prospettive di quella "nuova era" di cui Gheddafi ha parlato sotto la tenda beduina.

ITALIA-LIBIA, UN FALCO SU TRIPOLI...
Da L'Espresso
- Si chiama Falco ed è un piccolo aereo spia prodotto da Finmeccanica. Formalmente, servirà per controllare le carovane di immigrati ma di fatto questo sofisticato velivolo telecomandato ha potenzialità militari notevoli. Proprio il Falco apre la lista dello shopping bellico italiano di Gheddafi. Tra i primi contratti siglati, la modernizzazione di 12 monoplani Sf 260, addestratori usati in passato nella guerra del Ciad.

obama ABDULLAH

Ma si sta discutendo anche la vendita di radar Selex Rat31 per la difesa aerea a lungo raggio, di pattugliatori navali Fincantieri simili a quelli acquistati dal nuovo governo iracheno, di sistemi per la sorveglianza elettronica delle coste. Agusta ha poi intascato ordini per venti elicotteri, mentre molti altri potrebbero venire assemblati da un nuovo stabilimento italo-libico. (P.Ba.)

 

Postato da: vogliopartire a 06:40 | link | commenti
notizie, crisi, dagospia

venerdì, 03 luglio 2009

Postato da: vogliopartire a 07:40 | link | commenti
vignetta

IL PRINCIPE VUOLE LA CORONA...

Postato da: vogliopartire a 07:33 | link | commenti
foto, dagospia

DEBITORI CREATI AD ARTE E LA FINTA ECONOMIA

Postato da: vogliopartire a 06:46 | link | commenti (2)
vignetta

ANCORA DENARO AI CREDITORI...I DEBITORI SI ATTACCANO AL TRAM

Trichet: "Ripresa a metà del 2010"
Jean-Claude Trichet
«Il livello dei tassi è appropriato»
LUSSEMBURGO
«L’attività economica quest’anno rimarrà debole e la ripresa è attesa per la metà del 2010». Lo ha detto il presidente della Banca Centrale europea (Bce), Jean-Claude Trichet, nel corso di una conferenza stampa a Lussemburgo. «L’attività economica per il resto di quest’anno rimarrà probabilmente debole - ha detto Trichet nel corso di una conferenza stampa - ma dovrebbe calare meno fortemente rispetto al primo trimestre del 2009. Questa situazione riflette alcuni effetti negativi, tra cui un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro, che si manifesteranno nei prossimi mesi. Guardando al prossimo anno - ha proseguito il presidente della Bce - dopo una fase di stabilizzazione è attesa una ripresa graduale dalla metà del 2010».

Per Trichet, infatti, «i significativi piani di stimolo adottati in tutte le principali economie dovrebbero sostenere una crescita globale, anche nella zona dell’euro». Attualmente siamo ancora in una fase di discesa dell’economia. Anche se ci sono i primi segnali che la debolezza dell’economia sta rallentando, dobbiamo restare in allerta», ha aggiunto Trichet sottolineando che ci troviamo in «acque non ancora esplorate».

La caduta dell’inflazione a valori negativi era uno sviluppo atteso dalla Banca centrale europea, che tuttavia prevede che questa dinamica si riveli solo temporanea. Per i prossimi mesi è previsto un «ritorno a valori positivi» del caro vita, ha affermato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet durante la conferenza stampa a seguito della riunione del Consiglio direttivo, che tuttavia «resterà debole». A giugno l’inflazione nell’area euro è caduta al meno 0,1 per cento su base annua, secondo i dati preliminari diffusi questa settimana da Eurostat. Nessuna variazione sui tassi. Il presidente della Bce Jean Claude Trichet definisce «appropriato» l’attuale livello dell’1% dei tassi europei.La Stampa

Postato da: vogliopartire a 06:40 | link | commenti
economia e finanza

L'Impero è americano o britannico?

1 luglio 2009 (MoviSol) - Rispondiamo alla domanda di un lettore:

Mi potete motivare questa affermazione che francamente non capisco? Caso mai è l'impero americano a voler mantenere a tutti i costi il suo sistema monetario.

"Il Presidente è principalmente un sintomo del fatto che il mondo ed egli stesso sono controllati dall'Impero Britannico, che è deciso a mantenere il proprio sistema monetario a tutti i costi e in tal modo promuovere il suo antico obiettivo di ridurre la popolazione mondiale da 6,7 a meno di due miliardi".

Marco de Berardinis

Caro De Berardinis,

come LaRouche si sforza continuamente di spiegare, noi europei vediamo solo la faccia "angloamericana" degli Stati Uniti, che è molto "anglo" e poco "americana". Il sistema "monetario" è tipico del sistema imperiale, anzi, l'impero si basa su di esso, mentre il sistema "creditizio" è proprio degli stati nazionali sovrani. Gli Stati Uniti sono, costituzionalmente uno stato nazionale sovrano, anzi, fl'unico stato sovrano che prescrive nella propria costituzione che l'emissione monetaria e il credito sono esclusiva prerogativa del Congresso, e cioè dello Stato. Questa è la base del sistema "creditizio", secondo cui il denaro non ha valore intrinseco ma sono le energie creative della popolazione a creare valore.

Quando hanno seguito il dettato costituzionale, come sotto Roosevelt, gli Stati Uniti hanno adottato sempre un sistema "creditizio", il segreto della crescita della potenza economica americana, e sono sempre entrati in conflitto con il loro nemico storico, l'Impero Britannico. Il sistema di Bretton Woods, pur voluto da Roosevelt, dopo la morte di questi fu gestito come sistema "monetario" e non "creditizio", fino al suo scioglimento e alla creazione del sistema "monetario" della globalizzazione, basato sull'emissione monetaria cartacea privata.

Quando Obama, Summers e gli altri si ostinano "a voler mantenere a tutti costi il suo sistema monetario", si tratta non del sistema americano propriamente detto ma, appunto, del sistema britannico.

Le suggeriamo di approfondire questo tema leggendo i vari articoli contenuti nell'archivio del nostro sito e anche su www.larouchepac.com.

La Redazione

Postato da: vogliopartire a 06:25 | link | commenti
notizie

GATTOECONOMIA

Postato da: vogliopartire a 06:18 | link | commenti
vignetta

Pseudo-capitale

luglio 02nd, 2009 | Autore: corrado palazzi

Link: http://www.movisol.org/09news121.htm

dollari1 luglio 2009 (MoviSol) - In quella che può essere vista unicamente come una mossa dettata dal panico, il 22 giugno la Banca Centrale Europea ha emesso un totale di 442 miliardi di euro in prestiti a 12 mesi, al tasso dell’1%. Questa cifra, che supera abbondantemente il precedente record stabilito dalla BCE nel dicembre 2007 equivale a 1.300 euro per ogni cittadino dell’eurozona. Gli europei fanno a gara con i disperati salvataggi di Obama, evidentemente non convinti dalla loro stessa propaganda per cui la crisi avrebbe “toccato il fondo”. Il Financial Times del 23 giugno citava Eric Nielsen, economista della Goldman Sachs, che diceva: “Questa potrebbe essere la grande espansione finale, clandestina. Se fossi una banca, raccoglierei tutti i mobili per usarli come collaterale per partecipare” al salvataggio.

Leggi tutto…

Postato da: vogliopartire a 06:13 | link | commenti
economia e finanza

IMBARBARIMENTO GLOBALIZZATO

SI PUO' RISPARMIARE SULLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI  LAVORO?

E DOPO LA THYSSEN GROUP ORA ABBIAMO VIAREGGIO

E ANCORA ANCORA ANCORA

LE STRAGI NON SI FERMANO

LA GENTE MUORE PER IL PROFITTO

PER INGRASSARE POCHI SQUALLIDI E AVIDI PERSONAGGI

 

Postato da: vogliopartire a 05:44 | link | commenti
linda

DAL BLOG DEL MIO AMICO MARCO

Il Mare In Gabbia
http://portetemporali.splinder.com/



L'accesso al mare è un diritto garantito dalla legge, e il gestore dello stabilimento non può vietare il passaggio né farlo pagare.

Amate il mare ma non gli stabilimenti balneari e provate una sgradevole sensazione di villetta a schiera alla vista delle venti file di sdraio che vi separano dal bagnasciuga. Oppure avete semplicemente il desiderio di fare un tuffo domenicale ma non volete pagare un ombrellone come un monolocale. Nessuno può obbligarvi a pagare il biglietto per accedere al mare, e chi lo fa commette un abuso. O meglio un reato.

<!--[if !supportEmptyParas]--> Tutti possono accedere al mare senza l’obbligo di affittare la sdraia o l’ombrellone, restando nei 5 metri consentiti dalla legge. Quel tratto di spiaggia è libero per chiunque, e in nessun caso può essere sottoposto a restrizioni da parte del gestore dello stabilimento.

Fare il bagno senza sentirsi un extracomunitario abusivo è possibile. Non è una pretesa ma un diritto sancito dalla legge. Che troppo spesso viene dimenticato dai gestori degli stabilimenti.

E' per questo che Adiconsum rilancia anche quest'anno la campagna per le spiagge libere. "Andare in uno stabilimento deve essere una scelta, non un obbligo imposto dalla mancanza di spiagge libere", sostiene Paolo Landi dell'associazione di difesa dei consumatori.

Sono due i principi stabiliti dalla legge. Principi che in troppi casi sono rimasti lettera morta. Per prima cosa è sotto gli occhi di tutti che in molti tratti di costa il "corretto equilibrio" tra spiaggia libera e "privata" non esiste. Ma si potrebbe tollerare meglio l'occupazione dei litorali se venisse rispettato almeno l'altro principio: il libero e gratuito accesso al mare.

Ecco, in concreto, quali sono i diritti che ogni libero bagnante può far valere in caso di controversie con i gestori degli stabilimenti (anche rivolgendosi alla Polizia municipale o alla Capitaneria di porto):

1) La battigia - intesa coma una striscia di sabbia di 5 metri che parte dal punto in cui arriva l'onda è esclusa dalla concessione, quindi è a disposizione di tutti.

2) Sulla battigia tutti possono camminare, sedersi e sdraiarsi; deve essere garantito il passaggio e quindi nessuno (nemmeno lo stabilimento) può occuparla con oggetti ingombranti come ombrelloni, lettini ecc. E' possibile invece appoggiare gli abiti o l'asciugamano mentre si fa il bagno.

3) L'accesso al mare deve essere sempre garantito e gratuito. Pertanto non può essere impedito il transito attraverso l'area in concessione per raggiungere la battigia, se il gestore non ha riservato un corridoio per permettere ai cittadini di raggiungere il mare, né può essere richiesto un pagamento.

Una curiosità: il canone che ogni stabilimento versa allo Stato per la concessione dell'area è fissato dalla legge. Per il 2009 l'importo per la stragrande maggioranza delle spiagge, classificata in categoria B, è di 1,70 euro/mq per le aree scoperte e di 2,60 euro/mq per le aree "occupate da manufatti e impianti". Supponendo un rapporto medio del 25% tra superfici occupate e scoperte, uno stabilimento di 5.000 mq costa meno di 10.000 euro all'anno. Considerando che il prezzo di cabina, ombrellone e sdraio per una stagione oscilla tra i 1.000 e i 3.000 euro, non è difficile capire che si tratta di un buon affare per i gestori. (A.D.M.)

Un vero affare per i gestori e una vera truffa per i cittadini con la complicità del comune, visti i costi dei servizi che pretendono i gestori. Tutto questo ad opera dei politici di turno che rilasciano le concessioni solo agli amici degli amici. Sarà per questo che i gestori si sentono tanto forti da non rispettare il limite dei 5 metri dall’acqua. ( prima era di 9 metri….)

Quello che stupisce, (si fa per dire) è che chi è proposto ai controlli finge di non vedere. I controlli dovrebbero essere garantiti dai vigili urbani, ma chissà perché questi sono interessati solo a multare i cittadini per fare cassa.

<!--[if !supportEmptyParas]--> Ad Ostia, qualche gestore si è sentito talmente sicuro di poter violare la legge, che ha costruito sotto gli occhi dei controllori, a meno di un metro dal punto in cui si infrange l’onda. Quindi fino al mare. Ora i lavori sono stati bloccati. Ma stranamente solo dopo che hanno terminato la struttura in cemento armato. Tanto è risaputo che alla fine completeranno i lavori, in barba a chi rispetta la legalità. Dando così un altro esempio che violare la legge rende …..
<!--[if !supportEmptyParas]-->
L’Italia, è un paese in cui la criminalità è vista come una grande opportunità, anche da chi dovrebbe far rispettare la legalità.
<!--[if !supportEmptyParas]-->
Posso affermarlo con assoluta tranquillità pur non generalizzando,  perché è dimostrato dai processi di corruzione, storici e attuali. Ad Ostia nessuno può affermare di non vedere, o di non aver visto perché è tutto molto visibile. Il 90 % dei gestori dei stabilimenti hanno occupato, e alcuni casi, addirittura recintato anche i 5 metri riservati alla libera circolazione dei cittadini. Tutti sanno, tutti vedono, ma nessuno delle autorità proposte interviene per il rispetto della legge e dei diritti dei cittadini.
<!--[if !supportEmptyParas]-->
L’Italia è un paese in cui un cittadino onesto, corretto e rispettoso della legalità, è visto come un disturbatore e in molti casi come un nemico da sconfiggere.
<!--[if !supportEmptyParas]-->
Intanto l’agenzia delle entrate chiede ai cittadini di pagare nuovamente multe pagate 7 anni fa. Pur sapendo che la legge obbliga a conservare le ricevute dei versamenti solo per 5 anni. Altro che paese di bengodi. (L’unica speranza per l’Italia è il ritorno dei Borboni).


 

 

   orioney

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marco

DSL BLOG DEL MIO AMICO MARCO...

Viva L'Italia
http://portetemporali.splinder.com/

Oggi l'Italia ha fatto un ulteriore passo verso un regime oscurantista e miope; conservatore e ipocritamente bigotto.

E' stato approvato il pacchetto sicurezza:
Da oggi essere clandestini è un reato.
In Italia si stima che ci sono 4 milioni di clandestini.
Se i giudici dovranno processare i 4 milioni di clandestini che si trovano nel nostro paese appare chiaro che non rimane altro tempo per celebrare i processi contro la mafia, la corruzione, i piduisti, i massoni e i politici mafiosi.
Non c'è che dire, l'idea è stata geniale per tenere lontano i giudici dai veri criminali.
Il prossimo ddl sarà di controllare la libera circolazione delle notizie e delle opinioni in rete.
Ci stanno provando da ben 3 anni. Tutto lascia credere che questa volta ci riusciranno.
E' questa l'Italia che desiderano i sostenitori della lega e dei bigotti destroiti-Berluschin ?
Davvero i nostri nemici sono i clandestini?
Possibile che non riuscite a capire che i nostri nemici sono coloro che per risparmiare pochi migliaia di euro hanno sostituito un carrello rotto con un carrello arrugginito provocando decine di morti e distruzione, e coloro che per risparmiare sulla sicurezza, provocano ogni giorno, la morte di 4 lavoratori.
Sono questi i veri nemici, e non la povera gente affamata che viene nel nostro paese pechè per secoli li abbiamo colonizzati masticati e sputati .... togliendo loro la speranza di un futuro dignitoso.
Svegliatevi esseri dormienti, perchè tra qualche anno saremo tutti clandestini di fatto.
Per esempio un lavoratore precario italiano, cosa credete che sia?
Non è trattato allo stesso modo degli extracomunitari?
Quello che oggi permettiamo facciano ai clandestini, domani lo faranno anche a noi.
Anzi ... hanno già cominciato solo che non riuscite a vederlo.
In attesa di riuscirci, godetevi un pò di musica araba.
Non mi pare siano tanto diversi da noi .....

   orioney

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marco

giovedì, 02 luglio 2009
Afghanistan

Afghanistan, l'offensiva dei marines
"La più vasta dai tempi del Vietnam"
Militari Usa si preparano per una missione in Afghanistan
Migliaia di soldati, insieme a blindati
ed elicotteri, hanno lanciato l'attacco
contro alcuni villaggi del sud ancora
nelle mani delle forze ribelli talebane
KABUL
Si tratta della più vasta operazione militare dai tempi del Vietnam: migliaia di soldati americani, appoggiati da blindati ed elicotteri, hanno lanciato un massiccio attacco contro i villaggi ancora nelle mani delle forze talebane nel sud dell’Afghanistan. L’offensiva - la prima di grande rilievo dall’inizio del mandato di Barack Obama - denominata «Khanjar», che significa «colpo di spada» (Strike of the Sword), è iniziata poco dopo la mezzanotte locale e ha come primo obiettivo quello di «bonificare», prima delle elezioni presidenziali del 20 agosto, la zona di Helmand, regione di massima produzione mondiale di oppio, dai talebani, che qui hanno resistito per anni agli attacchi delle forza Nato guidate dalla Gran Bretagna.

Con l’avanzata da terra e dall’aria verso i villaggi in cui sono asserragliati i guerriglieri, per i Marines si profila la più grande battaglia dai tempi di Falluja, la roccaforte dei ribelli iracheni assediata e conquistata nel novembre 2004. «Khanjar» prevede una prima fase di 36 ore molto aggressiva; al momento i marines non hanno avuto «alcun contatto con i nemici», riferiscono le fonti. Un portavoce militare americano, William Pelletier, ha detto che gli l'esercito, formato da circa 4.000 i Marines in azione assieme a 650 soldati e poliziotti afgani, è pronto a subire perdite, ma ha sottolineato che è «assolutamente necessario che nessun civile resti ferito» nelle operazioni. Un’offensiva parallela era stata lanciata la settimana scorsa dalle forze britanniche nelle province di Helmand e di Kandahar. «Dove arriveremo ci fermeremo e dove ci fermeremo manterremo il controllo e lavoreremo per assicurare la transizione e il passaggio di tutte le responsabilità alle forze afgane», ha dichiarato il generale americano Larry Nicholson.

Al momento l’Isaf (la International Security Assistance Force della Nato) è costituita da 61.130 uomini e donne provenienti da Stati uniti (28.850 soldati), Canada, Australia, Giordania, Nuova Zelanda e diversi paesi europei fra cui l’Italia. In Afghanistan sono presenti anche gli uomini della missione Enduring Freedom, a guida americana e non Nato, che opera essenzialmente nell’est dell’Afghanistan al confine con il Pakistan: a dicembre 2008 contava 17.100 soldati. Il presidente Usa Obama si è impegnato ad inviare altri 21.000 militari in Afghanistan, molti dei quali provenienti dall’Iraq, per sconfiggere la resistenza talebana e collaborare all’addestramento delle forze di sicurezza afgane.lA sTAMPA

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afghanistan

VERGOGNA ...

GIUSTIZIA

«Sentenza umiliante,
seppellisce ancora mio figlio»

Lo sfogo del padre di Alessio.«Non mi sento più italiano»

 

I funerali di Flaminia Giordani e Alessio Giuliani (Foto Ansa)
I funerali di Flaminia Giordani e Alessio Giuliani (Foto Ansa)
È un colpo terribile per i ge­nitori di Alessio e Flaminia la sentenza della corte d’assise d’appello che condanna Stefa­no Lucidi «solo» per omicidio colposo e dimezza la pena da dieci a cinque anni. «Conside­ro questa decisione un oltrag­gio e un’umiliazione, è come se avessero seppellito di nuo­vo i nostri figli», si sfoga la mamma di Alessio Giuliani, Angela Rizzo. E sbotta anche il papà di Flaminia, Sergio Gior­dani: «Non mi sento più italia­no ». In primo grado il gup, Mari­na Finiti, aveva condannato Lu­cidi, 35 anni, per omicidio vo­lontario, ma ieri la corte d’assi­se d’appello ha derubricato il reato.

Ai genitori di Alessio e Flaminia, che avevano 23 e 22 anni, che presto di sarebbero laureati, che avevano tutta la vita davanti, sembra incredibi­le. Perchè la sera del 22 mag­gio 2008, quando lo scooter dei due ragazzi è stato travolto all’incrocio tra la Nomentana e viale Regina Margherita, il pira­ta della strada guidava senza patente, ha «bruciato» il sema­foro rosso a 90 all’ora, non si è fermato a soccorrere le vittime e ha tentato di nascondere l’in­cidente. «Se non c’è volontarie­tà in un caso come questo...», ragiona la signora Angela. C’è disperazione nelle due famiglie, perchè avevano cre­duto nella battaglia intrapresa all’indomani della morte dei du fidanzati.

Stefano Lucidi si copre il volto al momento dell'arresto il 23 maggio 2008 (Foto Ansa)
Stefano Lucidi si copre il volto al momento dell'arresto il 23 maggio 2008 (Foto Ansa)
«La giustizia è sot­to zero» piange Teresa Chiro­ni, la mamma di Flaminia, la­sciando l’aula dove si è svolto il processo. « Sono molto ama­reggiata continua - , ero convin­ta che la vita di mia figlia vales­se come quella di tutti gli al­tri ». È sconvolta anche la ma­dre di Alessio: «I nostri figli non ce li può restituire nessu­no, ma la decisione del gup po­teva essere il punto di parten­za per cambiare la legge, per dare un segnale di responsabi­lità. Considero la sentenza di secondo grado una sconfitta della società, della cultura». Ieri c’è stata un’udienza an­che per un altro pirata della strada, Friedrich Vernarelli, 33 anni, accusato di aver travolto e ucciso due turiste irlandesi sul lungotevere il 18 marzo 2008. Finito il processo (con un rinvio), Vernarelli si è affac­ciato nell’altra aula per saluta­re Lucidi: sono stati compagni di cella. Ma mentre Vernarelli è libero (da ieri con obbligo di firma solo due volte alla setti­mana), Lucidi è ancora in car­cere e perciò i due non hanno potuto incontrarsi.

Lavinia Di Gianvito

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giustizia

IL PAESE CIVILE

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vignetta

Caro Silvio...

Caso Consulta, lite Di Pietro-Bondi
Il giudice costituzionale Luigi Mazzella
Scontro in Aula alla Camera sulla cena
tra il Cavaliere, Alfano e due giudici
Lettera aperta di Mazzella al premier
«Caro presidente, ti inviterò ancora»
ROMA
Lite in Aula alla Camera sulla cena a casa del giudice costituzionale Luigi Mazzella cui hanno partecipato il premier Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e un altro giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano. A perdere la calma è il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, che, spazientito dalle parole del leader Idv Antonio Di Pietro, lo attacca: «È solo lei che infanga l’Italia, si vergogni!». Tutto comincia con la risposta del governo ad una interrogazione dell’ex pm che chiede «per quale ragione avete organizzato e realizzato quella cena» e, rivolto al Guardasigilli, «se non ritenga doveroso a questo punto ed ora che la tresca è stata scoperta dimettersi dal suo incarico per restituire dignità al suo ufficio e a quello della Corte costituzionale» chiamata a decidere sulla costituzionalità del Lodo Alfano.

Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, spiega che nel corso di quella cena non si è parlato della legge che stabilisce la sospensione dei processi per le prime quattro cariche dello Stato ma al leader dell’Idv non basta. «Con il vostro concorso e con il concorso di quei due giudici spregiudicati - attacca l’ex pm - voi avete infangato la sacralità della Corte ed oggi, noi che abbiamo a cuore la sua imparzialità e la sua indipendenza, la vediamo totalmente minata. Ora non sapremo mai se qualsiasi decisione sarà presa il 6 ottobre sarà frutto di una valutazione assunta in totale indipendenza o se invece sarà il frutto di una cena carbonara e piduista realizzata quella sera». Il primo ad alzare la voce, secondo quanto riportato dallo stenografico della seduta, è il deputato del Pdl Salvatore Cicu che si rivolge alla presidenza: «Come si può permettere di usare questi termini!». E quando l’ex pm chiede le dimissioni di Alfano e dei due giudici costituzionali Roberto Tortoli sbotta: «Sei l’unico reo confesso qua dentro!». Quindi, nel sentire il leader dell’Idv che attacca il governo per aver «infangato la Corte costituzionale e le valutazioni che dovrà svolgere», anche il placido Ministro Bondi perde la pazienza: «È solo lei che infanga l’Italia, si vergogni!». A difendere Di Pietro è il capogruppo Idv in commissione Giustizia, Federico Palomba: «Presidente, il Governo non si deve permettere di minacciare i deputati...».

E intanto il giudice della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella scrive una lettera al Cavaliere: «Caro presidente, caro Silvio...». È questo l’incipit della lettera aperta al premier con cui il giudice Mazzella garantisce all’ «amico di vecchia data» che la cena a casa sua, contestata dal Pd e dall’Idv, non è stata la prima e «non sarà certo l’ultima fino al momento in cui - scrive - un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali». Mazzella esprime una certezza: «L’amore per la libertà e la fiducia nell’intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco».

Ecco il testo integrale della lettera aperta di Mazzella a Berlusconi.
«Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perchè cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorerà il contenuto, di averti inviato una missiva ’carbonara e piduistà, secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto ’umanò di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei». «Ho sempre intrattenuto con te - scrive Mazzella - rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioè possibili ’spionì, come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta - è sottolineato nella lettera - resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile».

«Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico». «Caro presidente - conclude la lettera -, l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L’Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto». La Stampa

Postato da: vogliopartire a 06:04 | link | commenti
italianiscostumati

I RISPARMI CHE PROVOCANO TRAGEDIE

Matteoli: «Asse del carro arrugginito»
La procura indaga sulla manutenzione

Un asse del treno fessurato e parzialmente corroso dalla ruggine, dunque, già da tempo compromesso. Sono i risultati delle prime analisi sul treno merci che ha devastato Viareggio

L'asse del carrello che ha ceduto

L'asse del carrello che ha ceduto

 

VIAREGGIO - Il giorno dopo la tragedia di Viareggio è il momento dell'analisi. Di capire cosa è effettivamente successo e di chi sono le responsabilità. I lavori del Consiglio regionale della Toscana si sono aperti con un’informativa sull’incidente. A prendere la parola, l’assessore alla protezione civile Marco Betti che ha informato l’Aula su alcuni aspetti della dinamica dell’incidente e sull’impegno immediatamente profuso dal sistema regionale. E Proprio dalle parole di Betti, confermate anche dal ministro Matteoli alla Camera, è arrivata una prima spiegazione di quanto accaduto: «L'asse del carro che non ha retto era corroso dalla ruggine».

L'INCHIESTA DELLA PROCURA - Un asse del treno fessurato e parzialmente corroso dalla ruggine, dunque, già da tempo compromesso: è la principale ipotesi al vaglio della procura di Lucca, che sta indagando sulla strage di Viareggio. I magistrati hanno già disposto accertamenti sulle operazioni di manutenzione, compresa la congruità degli ultimi controlli agli ultrasuoni eseguiti sull’asse. Ma gli investigatori, che pure confermano la pista del cedimento strutturale, sottolineano che «il quadro è complesso e le indagini saranno approfondite anche su tutte le altre ipotesi possibili». Una volta svuotate e rimosse le cisterne, in particolare, si potranno avere indicazioni utili a stabilire le cause della fuoriuscita del gas, che ha provocato l’esplosione.

 

INDAGINI SULLA MANUTENZIONE - Le prime indagini si sono concentrate su una «sala montata» (vale a dire il complesso composto dall’asse e delle ruote) del carro. L’asse è risultato tranciato nella parte che sporge dalla ruota - detta fusello - poco prima della boccola, la quale consente all’asse stesso e alle ruote di girare. La sezione di rottura, ha detto Matteoli, ha evidenziato una «cricca (cioè una fenditura - ndr) estesa, che ha portato la sezione esistente a ridursi notevolmente fino al totale cedimento». La superficie di rottura, poi, «presenta un aspetto liscio con tracce di ruggine», il che farebbe pensare ad una lesione preesistente. L’ad di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, ha insistito su questo punto. «Si è spaccato un asse, ma non si è spaccato lì, ha avuto una storia di fessurazioni progressive che in non so quanto tempo ha portato ad avere una superficie resistente di lavoro in quel momento che è un terzo dell’intera superficie della sezione dell’asse». A suo avviso, proprio i tempi in cui è avvenuto questo fenomeno sono «l’elemento di indagine che deve essere fatto». In presenza dell’autorità giudiziaria, ha aggiunto Matteoli, «è stato aperto il coperchio della boccola distaccatasi, per rilevare la sigla presente sulla testata del fusello, relativo agli ultimi ultrasuoni eseguiti sull’asse». Questi controlli con gli ultrasuoni servono proprio a verificare l’integrità dell’asse, che non può essere accertata altrimenti.

DIFETTO DI FABBRICAZIONE? - Una delle ipotesi è infatti che l’asse abbia un difetto di fabbricazione. Eppure, il carro - il cui peso era in regola con il limite di 80 tonnellate fissato dalle autorità tedesche - aveva superato tutta una serie di controlli, a cominciare da quello effettuato sui carri dai tecnici della verifica in partenza da Tricate, che «non aveva evidenziato alcuna anomalia». Secondo le direttive comunitarie, «le attività di revisione e di manutenzione» spettano alla società proprietaria, cioè alla Gatx, che in effetti aveva disposto la revisione (prevista ogni sei anni): questa è stata eseguita lo scorso 2 marzo presso la società Cima di Bozzolo (Mantova). «Ulteriori controlli sono in corso - ha aggiunto il ministro - per accertare la regolarità delle operazioni di manutenzione». La procura di Lucca indaga per disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e incendio colposo. «Al momento il fascicolo è a carico di ignoti», ha detto il procuratore Aldo Cicala.

 

IL SINDACO - La conferma della ruggine è arrivata anche dal sindaco di Viareggio, in visita all'ospedale della Versilia che ha riferito le parole dell'ad di Trenitalia Mauro Moretti nel corso di una riunione alla quale erano presenti i ministri Maroni e Matteoli, rappresentanti della Regione e lo stesso primo cittadino di Viareggio: «L’ingegner Moretti ha detto che, vedendo a distanza una parte dell’asse internamente, nel punto dove era spezzato, si vedeva ruggine».

LA MOBILITAZIONE TOSCANA - L'assessore regionale Marco Betti ha ricordato la mobilitazione del volontariato e del sistema sanitario toscano: 150 volontari, tre autoambulanze, tre posti medici avanzati, cento volontari di sanità e 118, tutte le asl toscane, il Pegaso 2, il C 130 per il trasporto al Centro Grandi ustionati a Torino e la risposta pronta delle Province che hanno fornito materiali e fino a 500 posti letto. «Terminato il lavoro dei vigili del fuoco – ha concluso Betti- dovranno intervenire i tecnici del Genio Civile per verificare l’abitabilità delle abitazioni».

MARTINI: «CHI CONTROLLA CHI E COME?» - «Questa purtroppo non è una vicenda italiana ma europea. Qui di italiano ci sono solo la motrice del treno e il ferro su cui viaggiavano le cisterne. Tutto il resto è cosa europea, che appartiene a una vasta liberalizzazione delle merci e dei commerci». Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, intervenendo oggi in Consiglio regionale nel dibattito sull’incidente alla stazione di Viareggio. «Il vero problema - ha aggiunto Martini - è che in questo sistema il controllo si disperde in mille sedi. Chi controlla chi, come e dove in un sistema sempre più vasto?». La Regione Toscana potrebbe costituirsi parte civile nella vicenda dell’incidente alla stazione di Viareggio. È quanto emerso oggi nel corso del dibattito in Consiglio regionale, dove si sta predisponendo una mozione bipartisan sull’incidente. Nel suo intervento in aula, il presidente della Regione Claudio Martini si è detto favorevole a sostenere all’interno del documento alcuni punti emersi nel dibattito consiliare. Tra questi «la costituzione come parte civile da parte della Regione».

IL MINISTRO MATTEOLI -
È stato il ministro dei trasporti, Altero Matteoli - che ha costituito una propria commissione d’inchiesta composta da tre tecnici - a rendere noti in Parlamento i risultati del primo rapporto informativo dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie. A cominciare dalla ricostruzione della dinamica dell’incidente che ha coinvolto il treno 50325 di Trenitalia Spa, verificatosi alle 23.49 del 29 giugno. Nella stazione di Viareggio i periti hanno riscontrato «tracce di scavalco» sulla rotaia destra, nel senso di marcia del treno: dopo circa nove metri la ruota di sinistra del primo dei 14 carri è caduta all’interno del binario. In seguito allo svio il carro ha urtato il marciapiedi: il treno ha quindi proseguito per tutta la stazione di Viareggio (circa 500 metri) fino a fermarsi con le prime cinque cisterne ribaltate verso sinistra. L’incendio è stato causato dalla fuoriuscita di gas dalla cisterna del primo carro, di proprietà della società Usa Gatx Rail, con sede europea a Vienna, ed è immatricolato presso le ferrovie tedesche Bahn.

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stragi

IL PAESE NON CRESCE DA ANNI...LE ZOCCOLE SONO CRESCIUTE DI NUMERO PARECCHIO...(...)

CALA IL SIPARIO SULLE ZOCCOLE VOLANTI – BERLUSCONI DECIDE DI FAR GESTIRE I VOLI DI STATO (VERSO LA SARDEGNA) DAL SERVIZIO SEGRETO MILITARE – IL PRECEDENTE DELLE GUARDIE DEL CORPO DEL CAV.: CON LUI DAI TEMPI DI FININVEST E ASSUNTE DALL’AISI…

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Il personale che si occupa dei voli di Stato sarà trasferito alle dipendenze dirette dell'intelligence. In particolare sarà inserito nell'organico del Rud, l'ufficio che fa capo all'Aise - il servizio segreto militare - ed è addetto alle mansioni di vigilanza degli obiettivi.

BERLUSCONI-CERTOSA

La decisione è stata presa dal governo dopo la pubblicazione delle foto del premier Silvio Berlusconi che imbarca a bordo degli aerei con la sigla «Repubblica Italiana» i suoi ospiti privati come il cantante Mariano Apicella, attori e ballerine.

E dopo la circostanza, emersa durante gli accertamenti della Procura di Bari, che anche Gianpaolo Tarantini - indagato per induzione alla prostituzione per aver portato ragazze a pagamento nelle residenze del premier - si spostava tra Roma e Milano a bordo di quei velivoli.

berlusconi-certosa

Nella richiesta di avvio della procedura, già trasmessa all'Aeronautica Militare e alle altre amministrazioni da cui dipende il personale, i trasferimenti vengono giustificati con motivi di «sicurezza e riservatezza ». Finora le liste passeggeri e i piani di volo potevano essere acquisiti dall'autorità giudiziaria, sia pur con un provvedimento motivato.

D'ora in avanti i documenti saranno invece coperti dal segreto e dunque per poterli visionare si dovrà avviare un iter molto più complesso e soprattutto ci sarà la possibilità di opposizione alla consegna. Un mese fa Silvio Berlusconi si era rivolto al garante della Privacy e alla magistratura romana per chiedere il sequestro delle foto scattate dal reporter sardo Antonello Zappadu a Villa Certosa e all'aeroporto di Olbia.

berlusconi-certosa

Migliaia di scatti che riprendevano gli ospiti della sua residenza estiva, ma anche quelli in arrivo o in partenza a bordo dei velivoli. L'Authority ha ritenuto «illecito» riprendere e diffondere «immagini di persone all'interno di una privata dimora senza il loro consenso e utilizzando tecniche particolarmente invasive», mentre ha stabilito che «sono permesse quelle riprese in luoghi pubblici», come è per esempio un aeroportoLa Procura ha invece disposto il sequestro di tutti gli scatti e poi ha delegato i carabinieri all'acquisizione dei documenti relativi ai voli immortalati dal reporter. Due settimane sono bastate ai magistrati per chiedere al tribunale dei ministri l'archiviazione dell'inchiesta.

berlusconi-certosa7

L'indagine si è concentrata soltanto sui voli documentati da Zappadu. I magistrati non hanno svolto alcuna verifica ulteriore sugli altri trasferimenti con velivoli di Stato autorizzati dalla presidenza del Consiglio e hanno chiuso il fascicolo. Hanno infatti ritenuto che la direttiva approvata dallo stesso governo Berlusconi il 25 luglio 2008 consente il trasporto degli estranei e soprattutto che «la presenza del premier a bordo degli aerei esclude la violazione della legge e il danno patrimoniale per presunto sperpero di denaro pubblico».

BERLUSCONI-CERTOSA

La decisione dei pubblici ministeri della capitale non mette comunque al riparo da altre indagini che potrebbero essere avviate e da possibili fughe di notizie sui voli presidenziali. Di qui la scelta di una «blindatura» che invece impone il massimo livello di riservatezza su tutti gli spostamenti. Proprio come accaduto per gli uomini della scorta di Berlusconi che sono stati assunti dall'Aisi - il servizio segreto interno - guidato dal generale Giorgio Piccirillo: la maggior parte di loro segue Silvio Berlusconi sin dai tempi della Fininvest.

lo sbarco in sardegna delle papi-girls

I responsabili dell'apparato di sicurezza sono stati inseriti nei ranghi degli 007 e hanno ottenuto la nomina a caporeparto, ma questo non impedisce che le decisioni operative siano prese di fatto in piena autonomia. La collocazione nell'apparato di intelligence serve soprattutto a tutelare il vincolo di segretezza.

lo sbarco in sardegna delle papi-girls

La decisione sul trasferimento del personale addetto ai voli di Stato dovrà adesso essere comunicata al Copasir, il comitato di controllo parlamentare, che ha avviato un'indagine sulle misure di protezione del presidente del Consiglio e sull'utilizzo degli aerei dell'Aeronautica. Villa Certosa è infatti «sede di governo alternativa in situazioni di emergenza » e come tale deve essere tutelata.

lo sbarco in sardegna delle papi-girls

Durante le audizioni della scorsa settimana i vertici degli 007 hanno però chiarito che «è protetta secondo il massimo livello di sicurezza possibile rispetto alla sua localizzazione » e anche tenendo conto del tenore di vita del premier. Durante feste e cene la lista degli ospiti è infatti affidata a vigilanza privata e, come accade pure a Palazzo Grazioli, agli ingressi non viene effettuato alcun tipo di controllo.

 

 

Postato da: vogliopartire a 05:32 | link | commenti
dagospia, italianiscostumati

ORA SIAMO NEL 2009

giovedì, 06 settembre 2007
CAPITALE CORROTTA = NAZIONE INFETTA

ROMA - CAPITALE CORROTTA = NAZIONE INFETTA

CORREVA L'ANNO 1955 

L'ARTICOLO E'  DATATO 11 DICEMBREDSCN0966DSCN0965 - IL GIORNALISTA ERA MANLIO CANCOGNI...L'articolo uscì per L'Espresso l'11 dicembre 1955 con il titolo Capitale corrotta = Nazione infetta e denunciò le facilitazioni che la Società Generale Immobiliare, di proprietà del Vaticano, aveva dal Consiglio Comunale ad ottenere varianti ai piani particolareggiati.

SPECULAZIONI EDILIZIE A ROMA...IL SINDACO DEMOCRISTIANO REBECCHINI AMMETTE DI AVERE CORAGGIO QUANDO SI TRATTA DI FAVORIRE GLI ABUSI. IN QUALSIASI ALTRO COMUNE SAREBBE ARRIVATO UN COMMISSARIO PREFETTIZIO.

SE ROMA NON HA SVILUPPO INDUSTRIALE, SE VENTOTTOMILA FAMIGLIE VIVONO IN BARACCHE E ALTRE TRECENTOMILA PAGANO AFFITTI ESORBITANTI, LA COLPA E' DI CHI SPECULA SULLE AREE FABBRICABILI.

NEGLI UFFICI URBANISTICI I FUNZIONARI SONO SEMPRE FUORI. AL LORO POSTO SIEDONO PRIVATI CITTADINI CHE FRUGANO NEGLI INCARTAMENTI PRENDONO E SPOSTANO PRATICHE.

UN GIORNO DUE CITTADINI FECERO A CAZZOTTI DAVANTI AL PUBBLICO, DOVEVANO SPARTIRSI I SOLDI CHE UN COSTRUTTORE PASSAVA LORO OGNI MESE.

OPERA PIA, OPERA PIGLIA.

COME SI ARRICCHI' UNA  FETTA DI POPOLAZZZIONE ...

SI DICEVA ALLORA:

LE CONDIZIONI MORALI  DELLA CAPITALE INFLUENZANO  FATALMENTE LO STATO NELLA SUA INTEREZZA - CORREVA L'ANNO 1955 - e per fortuna erano «DEMO - CRISTIANI» (...)

ORA SIAMO AL 2007...SONO PASSATI ESATTAMENTE  52 ANNI...(cinquantadue)

il problema della casa  è gravissimo...

una fetta della popolazione non è in grado di pagare neanche un affitto, tanto sono cari.

http://it.wikipedia.org/wiki/Manlio_Cancogni

 

 

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linda, vecchi articoli

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italianiscostumati